Avevo voglia di fuoriuscire dal nido ma non ero ancora in grado di volare.
Varcata la soglia dei quarant'anni, l'età della cosi detta maturità, mi ritrovai uomo ancora pieno di sogni giovanili, di desideri inespressi, di conflitti interiori profondi e di molte paure da superare. Nascere "handicappato", crescere "disabile" e confrontarsi quotidianamente come "diversamente abile" nel grande gioco della vita ha indubbiamente caratterizzato molti aspetti della mia indole, forgiando molto ciò che oggi appare come orgoglio e fierezza, enfatizzando e rimarcando nel contempo le mie spigolosità ed i miei limiti, rinforzando molto ciò che oggi appare come timidezza, ritrosia ed eccessivo timore di aprirmi lasciandomi invadere e permeare dal mondo. Nascere persona con bisogni diversi in una famiglia normale, come tante altre lasciata sola e poi considerata oggetto per giochi della burocrazia e del potere, con la fortuna di avere l'indispensabile amore e la necessaria fatica dell'intelligenza che porta a crescere come uomo insieme agli altri uomini e donne ha sicuramente creato i presupposti per vivere ed affrontare le asperità di un terreno difficile, le prove più difficili.
E la prova difficile arrivò inaspettata.
Nel maggio 2005, a seguito di una serie di dolorose concomitanze, la mia vita cambiò strada improvvisamente e definitivamente. L'idea ed il pensiero di costruire una realtà personale fuori dal guscio protettivo e soffocante della famiglia, vagheggiato per qualche anno, trovarono una brusca attuazione con tempi e modi che mi catapultarono in un mondo a me parzialmente conosciuto e per il quale non ero comunque preparato. La fase di transizione avviato qualche tempo prima, attraverso le varie tappe previste dalle istituzioni, mi permise di "giungere" rapidamente nella piccola comunità imboccando una strada sino ad allora difficilmente inimmaginabile. I primi momenti di assestamento e di ambientamento non furono facili, attingendo copiosamente dalle reminiscenze della mia istituzionalizzazione nell'età infantile e preadolescenziale e dalle diverse esperienze di comunità temporalmente brevi delle vacanze estive, imparando e provando a superare ancora oggi i conflitti inevitabili che subentrano e talvolta permangono tra le persone accomunate da bisogni e da necessità affini, ma portatrici di vissuti diversi ed autori di esperienze differenti. I confronti serrati e spesso molto duri in merito alla visione della vita ed alla disillusione che questa porta con sé, insieme certamente ad altri molto pregni di umanità e di tenerezza, caratterizzano infatti tutt'ora i confini di un quotidiano complesso e stimolante che mi spinge molte volte a combattermi per vincere ciò che ancora oggi mi lega eccessivamente ad una parte da abbandonare senza indugio.
La componente caratteriale, nelle diverse espressioni e nelle diverse misure dell'emotività, d'altra parte costituisce uno degli ambiti più interessanti tramite il quale riscoprire energie vitali e sintetizzare nuovi pensieri del sé in relazione con il mondo. Una sorta di "reattore" capace di alimentare, in una prima fase, un “laboratorio” del vivere e, successivamente, un vero e proprio impianto di “produzione esistenziale”. In questi quattro anni infatti il processo individuale ha visto la nascita di una consapevolezza dei propri limiti e delle proprie sconosciute potenzialità, in tutti gli ambiti della vita, permettendomi l'acquisizione di certezze importanti ed una migliore conoscenza di me stesso come oramai pienamente uomo e non ancora definitivamente cittadino. Restano ancora sospese e di là da venire questioni importanti come il riconoscimento totale degli affetti, dell'affettività e la considerazione delle potenzialità, ma questo non inficia né intacca la volontà di perseguire l'importante obiettivo dell'essere adulti e della partecipazione attiva e protagonista nel tempo e nello spazio che appartiene a ciascuno di noi. In questi quattro anni il medesimo processo ha visto inoltre la nascita e la rapida affermazione di una consapevolezza e di una ragionevolezza nell'ideare e progettare un proprio ed inalienabile modo di essere e di vivere attraverso l'utilizzo dell'autodeterminazione e dell'autonomia decisionale, compatibilmente al contingente e mediando i bisogni e la dipendenza dagli altri. La vita indipendente, la residenzialità in autonomia, la gestione diretta dell'assistenza personale, la mobilità e l'accessibilità ai servizi ed alle risorse sono infatti i concetti ed i macro obiettivi con i quali confronto e misuro la personale determinazione a crescere e ad accrescere la cultura della integrazione; i cardini sui quali costruire una vita possibile e qualitativa individuale e collettiva.
Uno strumento essenziale e definitivo per riconoscere e ricambiare l'amore e l'abnegazione di chi crede fortemente e fermamente in me.
Francesco Zava









































